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Napapijri: dal Monte Bianco a Pompiano.

Nel 1987 Giuliana Rosset, una valdostana la cui famiglia possiede la più antica distilleria della regione, la Saint-Roch, rileva da alcuni artigiani torinesi la storica Green Sport Monte Bianco, una piccola impresa di zainetti.

L'introduzione, se siete malati come noi di Blog Don't Lie di abbigliamento, dovrebbe già avervi fatto capire di chi e cosa stiamo parlando. E, sopratutto, di chi e cosa stiamo portando nel nostro negozio a Pompiano. 

Ma andiamo avanti....

Giuliana trasferisce la sede a Quart, cominciando inizialmente a produrre con una quindicina di dipendenti zaini e borse da viaggio per poi allargarsi al campo dell'abbigliamento sportivo in cui sono abbandonati i colori accesi. Consultando libri e vecchie mappe del Nord Europa, nasce l'idea del marchio NAPAPIJRI, un nome che deriva da una dizione impropria di napapiiri , termine finlandese che significa circolo polare. La bandiera norvegese viene poi cucita in bella vista sui giubbotti, il logo è in bianco e nero, metà positivo e metà negativo, per dare l'idea del polo nord e del polo sud.

Dai libri e dai disegni degli esploratori deriva anche il giubbotto che inizialmente porta a far conoscere il marchio: si chiama Kagul, si infila dalla testa e ha il pregio di trattenere il calore. Il marchio sarà poi associato al giubbotto Skidoo. Già nel 1997 viene aperto il primo negozio a Chamonix.

Il brand nasce quindi all’ombra della vetta più alta d’Europa, il Monte Bianco, e vuole reinventare l’abbigliamento outdoor coniugando materiali innovativi e una particolare attenzione per lo stile. Ispirato alle grandi spedizioni esplorative del secolo scorso, rende omaggio agli intrepidi avventurieri che hanno trasformato le proprie vite in avventure uniche. Il primo vero prodotto, l’iconica borsa Bering, racchiude tutto questo in poco più di 60 cm di lunghezza, e diventa immediatamente un accessorio irrinunciabile. Un culto.

Napapijri si fonda fin dal principio sull’intersezionalità: sfidare i luoghi comuni, pensare fuori dagli schemi, percorrere un viaggio inaspettato nella natura e nella creatività.

Il marchio si è guadagnato uno spazio importante nel mondo dell’abbigliamento per il tempo libero di prima qualità, grazie alla creazione di articoli di successo che hanno reso la filosofia facile da indossare. Dal legame con i paesaggi estremi dei poli e dalla saggezza eschimese, sono nati due dei prodotti più iconici, che trasformano l’anorak in una presenza familiare nel panorama urbano: dello Skidoo ve ne abbiamo parlato prima, ma c'è anche la  Rainforest. Brividi, e non solo per il freddo.

Ogni campagna, ogni articolo, è composto da una storia che guarda al futuro. Forti del loro passato, il brand avanza verso il futuro con ottimismo, impazienti di scoprire nuove opportunità, forme e tecnologie.

Nel 2004 la Holding statunitense di abbigliamento VF Corporation acquisisce, per una cifra superiore ai 100 milioni di euro, la Green Sport Monte Bianco S.P.A., con una novantina di dipendenti e il marchio Napapijri. Nel 2005 la sede lascia la Valle d'Aosta e si trasferisce in Svizzera. Nel 2007 la produzione si allarga alle calzature, nel 2011 il marchio conta 100 negozi monomarca, 2512 punti multibrand e una rete consolidata di Outlet Stores Napapijri in Europa.

L'Italia rappresenta il primo mercato con circa il 12-15% delle vendite.

Il fatturato si attesta sui 140 milioni di euro.

Numeri Importanti, ma che non raccontato tutto, o meglio, spiegano solo in parte cosa significa NAPAPIJRI, e perchè abbiamo voluto averlo tra le nostre offerte di vendita al nostro pubblico.

Infatti punto di forza del progetto è la sostenibilità, vista dal brand come una nuova forma di creatività. Ciò ispira idee e innovazioni nel rispetto degli interessi del mondo e di chi indossa i nostri modelli.

L'obiettivo di Napapijri è quello di lavorare insieme ad una comunità di pionieri uniti dalle differenze e attivi dalla speranza di trovare un modo migliore per fare moda. La prima mossa decisiva in questa direzione del brand è quella di andare verso una moda etica fin dal 2015, con la scelta di bandire pelliccia e piume dai nostri prodotti.

Considerando il design circolare come la nuova frontiera della moda sostenibile, nel 2019 il marchio di origine Italiana ha creato Infinity, la prima giacca completamente riciclabile. Con il lancio di Infinity Rainforest nella stagione SS20, Napapijri porta avanti il suo impegno a favore di design, sostenibilità e innovazione. E il viaggio continua...

Napapijri si spinge anche oltre, risalendo alle origini della iconica giacca Rainforest per tracciare le materie prime utilizzate e i migliori metodi di approvvigionamento. Tracciabilità come elemento distintivo. Importante. 

Nel 2007 Napapijri collabora con karl Lagerfeld per un'edizione speciale della giacca Skidoo. Quindi nel 2010 è il designer giapponese Yoshinori Ono a progettare una linea di abbigliamento destinata ad un pubblico più urbano e fashion; viene chiamata 66°33", la latitudine del circolo polare artico. 

Nel 2012, in linea con il progetto "Animal Free" voluto dalla Vf Corporation, Napapijri sostituisce la pelliccia animale con pelle sintetica in tutti i capi per i bambini.

Nel 2015 abbandona la pelliccia animale grazie allo sviluppo della tecnologia Eco-Fur, un pelo sintetico ottenuto da una fibra specifica. In seguito, grazie ad un'altra tecnologia innovativa, Thermo-Fibra, utilizza un materiale composto da microsfere in grado di trattenere l'aria e formare un tessuto soffice e trapuntato che garantisce un'elevata termoregolamentazione e massimo isolamento, permettendo di eliminare l'utilizzo della piuma.

La collezione 2017-2018 è totalmente priva di piume, angora, pellicce animali.

Un passo storico e decisivo per inserire il brand nell'elite della sostenibilità.

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